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Ultima modifica di questa pagina: 4 febbraio 2004

Un grande sogno
Bologna: un laboratorio di energia pulita

Il sogno. Mi piace pensare che la politica sia capace di sognare e quindi anche di prendere decisioni grosse, il cui risultato potrebbe non vedersi subito ma a distanza di un po' di tempo quando forse a mietere potrebbe essere un partito diverso da quello che ha seminato. Ecco mi piacerebbe vedere il comune di Bologna organizzare e fare incontrare incentivi statali, Provincia, Regione, privati cittadini, Hera, Banca Etica in un progetto di produzione di energia pulita. Ecco vorrei vedere il comune aprire un ufficio apposito che si prenda cura di fare conoscere ai cittadini l'esistenza di incentivi statali a fondo perduto pari al 75% del costo per chi installa pannelli solari sui tetti, si prenda cura di agevolare la richiesta degli stessi, e poi di fare incontrare tutti questi cittadini in un'unica domanda sul mercato, intervenendo direttamente in un acquisto consociato in modo da ottenere i pannelli a prezzi di gran lunga inferiori rispetto a quelli di acquisti singoli. Poi interessare Provincia e Regione e la Banca Etica per finanziare la spesa residua. E ancora voglio vedere il comune interessare Hera, azienda che nel suo statuto ha anche il compito della produzione di energia elettrica, affinché fornisca a spese in parte della collettività e in parte della stessa società tecnici per sopralluoghi e per la manutenzione degli impianti. Ecco che già immagino i tetti di Bologna, eccetto quelli del centro storico, coprirsi di pannelli fotovoltaici e fornire energia pulita e gratuita per la luce scale, ascensore, caldaia ai condomini che hanno aderito all'iniziativa, e tutta l'energia necessaria alla vita quotidiana alle case mono o bifamiliari. Col tempo Hera potrebbe mettere in rete tutta questa energia pulita, gestirla secondo i consumi medi stimati e utilizzare quella in eccesso per usi pubblici, rientrando così delle spese per la gestione e la manutenzione della rete. Una gestione insomma che metta insieme privato (i pannelli sono di proprietà privata) e pubblico (l'energia viene gestita in comune e anche la manutenzione avverrebbe nel mio sogno con tecnici della Hera). Ovviamente il Comune stesso parteciperebbe all'iniziativa trasformando in fotovoltaici i tetti di tutti gli uffici decentrati e di tutte le sedi dei quartieri di periferia. Ammortizzate le spese iniziali, condomini e villette avrebbero energia completamente gratuita, diminuendo le spese condominiali i primi e dimenticando la bolletta dell'Enel i secondi, si avrebbe energia per l'illuminazione pubblica e per gli uffici pubblici, si allontanerebbero eventuali tentazioni di costruzione di centrali tremoelettriche nelle vicinanze di Bologna, salvaguardando il già malconcio equilibrio ecologico locale, si contribuirebbe alla diminuzione dell'emissioni di gas su scala mondiale, secondo il tanto disatteso protocollo di kioto e infine ci si cautelerebbe da eventuali blackout nazionali. E' chiaro che su quest'ultimo punto, occorre fare precisazioni: i signori condomini interessati non potrebbero certo guardare la televisione e fare andare il condizionatore, ma non rimarrebbero nemmeno bloccati dentro l'ascensore o in garage dietro a un cancello automatico morto, mentre i più importanti uffici e servizi pubblici potrebbero continuare a funzionare regolarmente.
E se questo sogno fosse possibile?

Oscar Testoni
05 dicembre 2003

E se questo sogno fosse possibile? Ormai diversi anni fa, lessi un articolo in cui si raccontava come in Germania, privati cittadini producevano energia elettrica con i loro tetti fotovoltaici, cedendo alla rete il sovrappiù e assorbendo dalla rete il necessario di notte o nei periodi bui. Un contatore in entrata e uno in uscita permetteva di stabilire quanto il privato spendeva per acquistare corrente dalla rete e quanto guadagnava vendendo la propria al distributore. Ricordo ancora molto bene come il curatore dell'articolo commentasse che in molti casi tra periodi di magra e quelli di piena alla fine dell'anno la famiglia col suo tetto fotovoltaico giungeva a guadagnarci. Dunque a rigor di logica: se è vero che ci si guadagna nella grigia, piovosa Germania quanto più si guadagnerebbe in Italia, il paese del sole e delle siccittà estive.
La Provincia autonoma di Bolzano, certamente più nota per gli sport invernali che per il sole e per il caldo, per 20 anni ha investito oltre 5 milioni di euro ogni anno, per un totale di 200 miliardi e oggi ha la più alta media europea di impianti solari: 130.000 metri quadrati, mezzo metro quadro ad abitante, 5 volte la media europea*. Chi ha installato impianti fotovoltaici tra chilowatt venduti e chilovatt acquistati a fine anno col conguaglio, invece di pagare, riceve i soldi dall'Enel. E ancora una volta se ci si gudagna a Bolzano, mi viene da pensare che ci si potrebbe guadagnare maggiormente nella ben più asciutta "padania" meridionale.
Proprio la scorsa estate (2003) la siccità ha stretto nuovamente l'Italia in una nuova emergenza idrica oltre che sanitaria che - novità delle novità - è diventata anche energetica: non c'era acqua nei fiumi per far funzionare le centrali termoelettriche. Così l'Italia si è ritrovata senz'acqua e senza energia con il nostro anticiclone delle Azzorre che se ne andava (straordinariamente !?) a spasso per il nord Europa e l'anticiclone africano che aveva invece deciso di stanziarsi nel Mediterraneo con il sole che ci seccava la lingua, la pelle, i pensieri e riduceva il numero dei nostri cari anziani. E allora? Usiamo questo sole! Ne siamo così ricchi, "da morire"! Giacché lo subiamo, traiamone almeno il positivo. Ma ecco che a fine estate inaugurano in Sicilia una grande centrale ad eneregia solare e un dirigente dell'Enel intervistato in televisione spiega che la superficie utilizzata è troppo grande rispetto alla quantità di energia prodotta: sprecando molto meno spazio si sarebbe prodotta molta più energia con una classica centrale termoelettrica. Come non dargli ragione? E come nello stesso non ammettere che siamo così distanti da capire! Una buona volta perché non smettiamo di ragionare in termini aziendali e non cominiciamo a ragionare in termini umani? E' evidente anche a me che non sono un tecnico che non è conveniente nemmeno in termini ecologici costruire centrali ad energia solare: quanto spazio sprecato per così poca energia!!! Ma se la mira smette di essere il guadagno di una azienda ed incomincia ad essere quello di produrre energia, senza inquinare e senza sprecare spazio, non occorre più concentrare la produzione in un luogo e nelle mani di un'azienda. Lo spazio è già stato "sprecato" dalle case! Ecco la più grande centrale ad energia solare del mondo, senza sprecare un solo millemetro quadrato in più di suolo italiano: i tetti d'Italia!! Certo! Capisco che se davvero i tetti d'Italia diventassero fotovoltaici si produrebbe tanta energia pulita senza che le aziende di produzione dell'energia possano guadagnarci, ma ancora una volta proviamo a ragionare in termini di collettività e non di azienda. Non ci guadagnerebbe l'Enel né alcun'altra azienda, ma ci guadagnerebbe la collettività: in termini economici, di disponibilità energetica, di capillarità della produzione con conseguente minor rischio di blocchi totali dell'energia e soprattutto in salute, che, - chissà perché! - per essere credibili, dobbiamo sempre mettere all'ultimo posto.
Gli incentivi statali ci sono e sono il 75% a fondo perduto. Riguardo agli acquisti consociati, questi sono già stati sperimentati nel comune di Monsano in accordo con comune e provincia: è chiaro che un singolo cittadino pagherebbe il suo pannello ad un prezzo superiore del prezzo di 100, 1000, 10000 pannelli.
Riguardo poi infine l'ulteriore possibilità di mettere in una rete parallela a quella dell'Enel questa energia, così da gestirla separatamente, confesso che, essendo un profono in materia, non ne conosco i costi e la fattibilità, ma credo che proprio la Banca Etica stia penando a qualcosa del genere. Comunque il sogno sarebbe già pienamente appagante anche se tale energia fosse semplicemente connessa con la rete ufficiale.

Oscar Testoni, 4 febbraio 2004

* fonte: www.report.rai.it